HOME

  
REGISTRAZIONECONTATTIAIUTO


PRESENTAZIONE
FLOW CHART
APPLICAZIONE
MANUALE
GLOSSARIO
OPPORTUNITA' DI LAVORO
STAMPA ESTERA
FORMAZIONE A DISTANZA
STUDI E RICERCHE
CONTATTI

Il modello "Rischio di Insolvenza 2008@" calcola, secondo una scala che va dallo 0,3 per mille al 40%, la probabilità che un'impresa, nel giro di un anno, diventi e rimanga insolvente per oltre 90 giorni rispetto alle scadenze inizialmente previste per quanto concerne le sue obbligazioni con i creditori finanziari.

Questo genere di insolvenza non necessariamente conduce alla definitiva impossibilità di fronteggiare i debiti. Essa può avere luogo anche in presenza di un patrimonio e di un attivo superiori ai debiti. Spesso essa dipende da fattori contingenti, in seguito superabili superabili e viene tecnicamente considerata come un "past due".

Secondo tale approccio di insolvenza, il rischio non risiede nel livello assoluto di debito o nel suo rapporto con il patrimonio, bensì nella capacità dell'impresa di generare (o di possedere) liquidità sufficiente a fronteggiare i rimborsi dovuti nei successivi 12 mesi.

Quanto oggi poniamo al servizio delle imprese, dei Consorzi fidi e degli Intermediari è il risultato di una Ricerca che è disponibile nella sua interezza su richiesta degli interessati all'amministrazione del sito.
La ricerca è stata condotta dalla società Informazione Finanziaria s.r.l., partecipata da Cattolica Popolare, che è oggi un intermediario finanziario dopo essere stata per circa novanta anni, fino al 1994, banca (Banca Cattolica Popolare).

Il Manuale, liberamente accessibile e scaricabile, racchiude una sintesi di tale ricerca, l'indicazione dei ragionamenti che sono stati sviluppati e delle principali conclusioni sulla cui base si è, quindi, pervenuti alla costruzione del modello operativo.

Abbiamo realizzato il modello utilizzando 91.000 dati relativi ad imprese italiane, estratte casualmente per il periodo 2000 - 2006. Riteniamo che il campione possa considerarsi sufficientemente rappresentativo della popolazione di riferimento.

1. La formazione del default

Nel nostro ragionamento, la liquidità necessaria per pagare il debito in scadenza è, in genere, quella che residua dai ricavi dopo avere coperto i costi industriali, commerciali ed amministrativi. Insomma si tratta dell'EBITDA.

Intuitivamente, il rischio di insolvenza sarà tanto minore quanto più l'EBITDA risulterà capiente rispetto ai rimborsi da effettuare (debiti entro i 12 mesi, la parte di "debiti oltre" ricadente nei 12 mesi, gli oneri finanziari).

Il valore dell'EBITDA, in realtà, non dipende solo dai fattori interni all'impresa ma risente dell'andamento complessivo dell'economia.

Abbiamo trovato che esiste una forte correlazione negativa tra la variazione del Prodotto Interno Lordo dell'anno T0 e la deviazione standard della variazione percentuale dell'EBITDA del nostro campione dell'anno T1 sull'anno T0.

All'aumentare della variazione positiva del PIL diminuisce, l'anno successivo, la volatilità dell'EBITDA, e viceversa. Dunque, la crescita economica stabilizza la capacità delle imprese di fronteggiare l'indebitamento.

Andamento EBITDA e Variazione % PIL

2. Il Margine sull'insolvenza

Abbiamo successivamente elaborato la misura (di natura ordinale) del Margine sull'Insolvenza( MsI) , che classifica le imprese in base ad un punteggio ottenuto mediante un calcolo che coinvolge:

  • debiti entro previsti per l'anno successivo
  • debiti oltre, previsti per l'anno successivo
  • oneri finanziari, così come ricavati dai tassi di mercato per il breve e per il medio - lungo termine
  • liquidità disponibile, esistente a fine anno
  • deviazione standard della variazione percentuale dell'EBITDA tra un anno e quello precedente

Così determinato, il Margine sull'Insolvenza incorpora sia fattori di rischio idiosincratico (vale a dire quelli interni all'impresa) sia la componente di rischio sistemico (rappresentata dall'esposizione dell'EBITDA all'andamento dell' economia).

Per quanto concerne il primo aspetto (rischio idiosincratico) abbiamo trovato che il Margine sull'Insolvenza si potrebbe configurare come una sorta di indicatore leader considerato che, nel contesto del nostro campione, a più alti valori di MsI corrispondono i migliori indici relativamente a : Ebit / Oneri finanziari; Debiti finanziari /Patrimonio netto; Utile /Patrimonio netto, con una sostanziale stabilità nel corso degli anni. Viceversa, i suddetti indici tendono a peggiorare in corrispondenza della diminuzione del MsI.

Per quanto concerne, invece, il rischio sistemico, come si può vedere dal Grafico seguente, esiste una forte correlazione, in uno stesso anno, tra la media del Margine sull'Insolvenza del nostro campione e la variazione del PIL.

Media del Margine sull'Insolvenza e la variazione del PIL

Inoltre, la media pluriennale del Margine sull'Insolvenza risulta altamente correlata, e con i segni attesi, con altri importanti indicatori. Ciò conferma la sua esposizione al ciclo.

  Var % PIL Indice Mibtel Incagli MsI
Var % PIL 1      
Indice Mibtel 0,668038817 1    
Incagli -0,810094249 -0,540927521 1  
MsI 0,875260486 0,421761358 -0,871494053 1

Infine, il Margine sull'Insolvenza, ripropone le note diversificazioni territoriali e settoriali in materia di rischio di credito, come si può vedere dai seguenti istogrammi.

Media del Margine sull'Insolvenza per area geografica 2000/2006

Media del Margine sull'Insolvenza per settore attivita\' 2000/2006

Il Margine sull'Insolvenza può essere utilizzato:

  • ex post per la classificazione delle imprese secondo i dati consuntivi di fine anno
  • ex ante (cioè in chiave previsionale) simulando, ceteris paribus, diversi valori per l'EBITDA e per i tassi di interesse (anche in funzione delle previsioni sull'economia in generale)

3. La probabilità d'insolvenza

Sulla base del Margine sull'Insolvenza, abbiamo, in seguito, definito un modello di Probabilità di Insolvenza. Questo genere di probabilità è di natura cardinale e colloca ciascuna impresa in una classe stimando, in termini percentuali, quanti soggetti potrebbero migrare in situazione di insolvenza.
Lo abbiamo fatto formalizzando la relazione tra MsI e percentuale di imprese che, secondo le nostre matrici di transizioni, confluiscono annualmente in situazioni di default.

In seguito abbiamo posto la Probabilità di Insolvenza come variabile dipendente rispetto ad un set di variabili indipendenti composto da:

  • Margine sull'Insolvenza
  • Centrale dei Rischi
  • Rischio di territorio e di settore

La tabella seguente espone le classi lungo le quali si sviluppa la Probabilità di Insolvenza.

0,030% AA
0,056%
0,100%
0,046% A
0,900% BBB
1,250%
1,750%
2,500% BB
4%
5%
7%
10%
13% B
17%
20%
25% CCC
30% CC
40% C

4. La Centrale dei Rischi

Relativamente alla Centrale dei Rischi, vengono richieste alcune informazioni relative a:

  • rapporto tra utilizzo ed accordato
  • insoluti
  • ritardato rimborso di rate e di finanziamenti
  • sconfinamenti

Ciascuna di tali informazioni viene trasformata in un punteggio che incide sulla determinazione della variabile dipendente.

5. Il rischio territorio/settore

Per quanto concerne il Rischio di territorio e di settore, considerato che storicamente il rischio di credito - comunque misurato - tende a risultare diverso in funzione del territorio e del settore di appartenenza del debitore, inseriamo (fonte, Banca d'Italia) quale variabile indipendente il tasso di decadimento dei finanziamenti per cassa relativamente

  1. Alle seguenti AREE TERRITORIALI:
    • Italia nord occidentale
    • Italia nord orientale
    • Italia centrale
    • Mezzogiorno continentale
    • Isole
  2. Alle seguenti BRANCHE DI ATTIVITA' ECONOMICA DELLA CLIENTELA:
    • Prodotti dell'agricoltura, silvicoltura e pesca
    • Prodotti energetici
    • Minerali e metalli ferrosi e non ferrosi
    • Minerali e prodotti a base di minerali non metallici
    • Prodotti chimici
    • Prodotti in metallo esclusi le macchine e i mezzi di trasporto
    • Macchine agricole e industriali
    • Macchine per l'ufficio, macchine per l'elab.dati, strumenti di prec., di ottica, similari
    • Materiale e forniture elettriche
    • Mezzi di trasporto
    • Prodotti alimentari, bevande e prodotti a base di tabacco
    • Prodotti tessili, cuoio e calzature, abbigliamento
    • Carta, articoli di carta, prodotti della stampa ed editoria
    • Prodotti in gomma e in plastica
    • Altri prodotti industriali
    • Edilizia e opere pubbliche
    • Servizi del commercio, recuperi e riparazioni
    • Servizi degli alberghi e pubblici servizi
    • Servizi dei trasporti interni
    • Servizi dei trasporti marittimi e aerei
    • Servizi connessi ai trasporti
    • Servizi delle comunicazioni
    • Altri servizi destinabili alla vendita

6. Garanzie

Il valore delle garanzie ammissibili, quali strumenti idonei a mitigare il rischio di credito, viene espresso in termini di LGD (Loss given Default).

LGD può assumere uno, e soltanto uno, tra i seguenti quattro valori:

  • 0
  • 0,45
  • 0,75
  • 1

A tali risultati si perviene dividendo la somma delle diverse garanzie, ponderate con dei coefficienti, per la EAD (Exposition at Default), ovvero l'esposizione massima della banca al momento dell'eventuale default.

La LGD, così calcolata, confluisce nella stima della Perdita attesa e del capitale regolamentare a fronte della Perdita inattesa.

7. Classi di fatturato

L'utente sceglie una tra le seguenti classi di fatturato:

  • < a 1 milione
  • tra 1 e 5 milioni
  • tra 5 e 25 milioni
  • tra 25 e 50 milioni
  • > 50 milioni.

Ogni classe di fatturato è associata ad una diversa formula per il calcolo del "capitale regolamentare a fronte della perdita inattesa", nel quale accanto ad una serie di parametri e di coefficienti predeterminati confluiscono i dati relativi alla Probabilità di Insolvenza (PD) e alla Loss given Default (LGD).

8. Il modello a tre variabili

Il Grafico seguente simula l'impatto che il dato relativo alla Centrale dei Rischi e quello concernete il rischio "Settore/Territorio" esercitano sulla Probabilità di Insolvenza. La curva rossa è quella della PD con CdR e rischio "ST" pari a zero. La curva centrale e quella più in alto sono le nuove curve di PD che, a parità di classe ordinale inversa, si avrebbero nel caso, rispettivamente, di CdR e di "ST" con valori medi ed elevati.

Curve di Probabilita\' di Insolvenza

In definitiva il programma

Calcola:

  • il margine sull'insolvenza
  • la probabilità di insolvenza, (probability of default)
  • la perdita attesa (quanto la banca accantona a conto economico sulla singola posizione, ipotizzando una Maturity ad un anno nel caso dell'esistenza di soli debiti a breve e e ad un anno e mezzo nel caso di esistenza di debiti oltre i dodici mesi)
  • il capitale regolamentare (l'utente può scegliere tra il calcolo del capitale regolamentare applicato ad una banca che adotta il sistema standard e quello applicato ad una banca che adotta il sistema del rating interno. Se l'utente non compie una sua scelta viene adoperato il calcolo relativo al sistema standard. A fronte della perdita inattesa sulla singola posizione, tenendo conto di una Maturità a 2,5 anni e di una LGD stimata allo 0%, al 45%, al 75%, al 100% a seconda delle informazioni fornite dall'utente in materia di garanzie)
  • il tasso di interesse nominale (congruo con il rischio e con i costi)

Simula:

diversi scenari, in termini di Margine sull'Insolvenza, di Probabilità di Insolvenza e di nuova finanza, per la singola impresa o per gruppi di affidati con riferimento a cambiamenti :

  • dell'EBITDA
  • dei tassi di interesse
  • della consistenza del debito.

Va specificato che il modello lavora tenendo conto dei debiti entro ed oltre al 31/12 dell'ultimo anno. Ove l'utente utilizzi la funzione "nuova finanza", il programma rielabora i risultati tenendo conto dell'aggiunta della nuova finanza ai debiti preesistenti.


Copyright © 2001 Infofin.net - Tutti i diritti sono riservati
Realizzato da Network Services S.r.l.
YU CR