Nei
mercati finanziari, il rischio risiede, tra l'altro, nella imprevedibilità
o volatilità dei valori (o prezzi) che possono assumere i titoli
che abbiamo deciso di acquistare. Per quantificare il rischio di volatilità
si è soliti ricorrere alla deviazione standard che misura la
variabilità storica di un andamento (nel nostro caso l'andamento
del prezzo di un titolo) rispetto alla sua media. Una più elevata
deviazione standard comporta più variabilità, più
incertezza e dunque una maggiore carica di rischio. Naturalmente ad
una più bassa volatilità deve corrispondere un minore
rischio.
Mentre
la volatilità indica il rischio insito in ciascun titolo, la
correlazione quantifica la misura in cui due titoli, o due classi di
attività finanziarie, sono interrelate tra di loro. Il coefficiente
di correlazione si calcola sulla base di una osservazione storica concernente
gli andamenti di due titoli o di due classi di titoli. Il coefficiente
di correlazione varia in una area da -1 a +1.
Una correlazione di -1 comporta movimenti perfettamente opposti negli
andamenti dei titoli esaminati. Una correlazione uguale a 0 (zero) dimostra
una assoluta indipendenza nell'andamento dei titoli. Ovviamente, una
correlazione di segno positivo dimostra che due titoli tendono a muoversi
nella stessa direzione. Prudenza vuole che in un portafoglio vengano
inseriti titoli contraddistinti da una bassa correlazione al fine di
salvaguardare il principio della diversificazione del rischio. Tuttavia,
bisogna ricordare che il coefficiente di correlazione non esprime e
non quantifica una relazione di "causa- effetto" tra i titoli
esaminati, bensì una comune tendenza di movimento che può
dipendere da fattori diversi da titolo a titolo. Tenete presente che
le correlazioni sono dinamiche, possono cambiare continuamente e rapidamente
nel tempo e dunque andrebbero tenute sotto controllo e verificate continuamente.